Buon compleanno Paperino

“Parlerò di Paperino solo in presenza del mio psicoanalista” ha detto qualcuno con una battuta che riassume con efficacia la complessità di emozioni stimolate da un personaggio che sconfina dai limiti del fumetto per invadere l’inconscio individuale e collettivo.
13 AGO 20
Immagine di Buon compleanno Paperino
“Parlerò di Paperino solo in presenza del mio psicoanalista” ha detto qualcuno con una battuta che riassume con efficacia la complessità di emozioni stimolate da un personaggio che sconfina dai limiti del fumetto per invadere l’inconscio individuale e collettivo. Il passaggio del testimone tra i due leggendari protagonisti di Walt Disney - dal Mickey Mouse ottimista e dinamico disegnato da Floyd Gottfredson al Donald Duck nevrotico, sfigato e atrabiliare di Carl Barks – ci racconta anche il mutamento dal New Deal della presidenza Roosevelt alle inquietudini e alle insicurezze provocate dagli anni delle guerre fredde e calde. Il papero più famoso del mondo compie ottant’anni di onorata carriera. Nasce nel 1934 e da serio professionista al principio ha fatto la gavetta: qualche apparizione nei cartoni animati di Walt Disney, poi il debutto nei fumetti, disegnato da Al Taliaferro, come spalla del divo Topolino. Ruolo che però andava stretto all’innato protagonismo del papero, tanto che in seguito è riuscito a rubare la scena all’illustre collega roditore. Fondamentale per la sua carriera è stato l’incontro nel 1942 con il grande sceneggiatore e disegnatore Carl Barks – “l’Uomo dei Paperi” – la cui identità per anni è rimasta sconosciuta ai suoi ammiratori perché celata per contratto sotto l’onnivora ragione sociale “Walt Disney presenta”.
[**Video_box_2**]
Barks sottopone il suo pennuto ad un’operazione di chirurgia estetica: gli accorcia becco collo zampe, modella il corpo con una morbida e sinuosa composizione di cerchi (gli occhi, il contorno del volto reso dinamico dal becco) e di ellissi (il tronco, concluso e ingentilito dalle piume della coda e dai piedi palmati). Il rapporto tra testa busto fianchi corrisponde a un terzo della figura intera: il Papero di Carl Barks, come l’uomo di Leonardo, è la risultante di auree proporzioni rinascimentali. Diretto dalla matita di Barks, Paperino diventa uno straordinario attore, la mutevolezza e l’espressività del viso è in grado di esternare qualunque emozione, anche se a prevalere sono le infinite sfumature dell’iracondia. Il magistrale virtuosismo dell’Uomo dei Paperi si coniuga con una prodigiosa sapienza narrativa. Dal 1942 al 1967, anno in cui si è ritirato dall’attività, Barks con le sue sceneggiature ha costruito intorno a Donald Duck e soci una balzachiana “commedia paperesca” che ha attraversato in modo innovativo i generi narrativi – dal western alla commedia sofisticata, dal dramma psicologico alla farsa – ed ha creato una serie di comprimari di eccezionale rilievo: Zio Paperone, Qui Quo Qua, Paperina, Archimede Pitagorico, la Banda Bassotti, Gastone il fortunato, Amelia la strega che ammalia, Nonna Papera. Rispetto a Topolino, legato ancora ai canoni tradizionali - di cui Gottfredson ha proposto delle incantevoli parodie – il Paperino di Barks vive una sorprendente libertà e ricchezza di invenzioni narrative, nel fumetto umoristico paragonabili solo al Little Nemo di Winsor McCay e ad alcune storie di Braccio di Ferro inventate e disegnate da Elzie Crisler Segar. Festeggiare gli ottant’anni di Paperino significa celebrare anche le nostre irriducibili nevrosi e la nostra intatta simpatia, ed empatia, per lo sfortunato pennuto. “Perché si prova pietà per l’infelice immeritevole della sventura e dolore per l’infelicità dell’uomo che ci somiglia”, ci spiega Aristotele nella “Poetica”. Vale lo stesso se “quell’uomo che ci somiglia” è un papero? Direi proprio di sì. Buon compleanno Paperino, da quack all’eternità!
di Pietro Favari